Riforma del Catasto: Le nuove categorie sono 26, ma mancano i dati per determinare i valori reali

Tempi lunghi per la riforma del Catasto. La definizione di nuove categorie e di nuove rendite fiscali per gli immobili italiani, attesa per il 2019, rischia di slittare oltre a causa delle tante difficoltà incontrate dalla commissioni censuarie, già attive in ogni provincia. La prima difficoltà emersa è il basso numero di compravendite avvenute nel biennio 2011-2013, che non garantirebbe una base statistica valida per definire i valori reali delle varie tipologie immobiliari.

Questa mancanza di dati riguarderebbe oltre 5mila degli 8mila comuni italiani (dunque oltre il 60%), tanto che la soluzione individuata porterebbe a considerare zonizzazioni più ampie rispetto a quelle definite dall’Omi, l’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate. A rivelarlo è stato il Sole 24 Ore, che preannuncia anche quali potranno essere le nuove categorie catastali definite dalla riforma.

L’attesa è per il secondo decreto attuativo – il primo ha portato alla formazione delle commissioni censuarie – che dovrebbe arrivare nei primi mesi del 2015, definendo le nuove categorie catastali nelle quali suddividere in futuro l’intero patrimonio immobiliare italiano. Le prime indiscrezioni parlano di due maxi-gruppi, di destinazione ordinaria e di destinazione speciale, suddivisi rispettivamente in otto categorie e in dicitto categorie. Nella destinazione ordinaria, da O/1 a O/8, rientrerebbero palazzi, villette e “abitazioni tipiche”, uffici e studi, cantine, posti auto, negozi e magazzini. Nella destinazione speciale, da S/1 a S/18, troverebbero quindi posto locali industirali e commerciali suddivisi a seconda del tipo di attività, come energia, miniere, industria, logistica, ambiente, centri direzionali, commerciali, scuole, sanità ecc.
La difficoltà di arrivare a valori certi, in linea con i reali valori di mercato, riguarda soprattutto i piccoli comuni, dove spesso non esistono sufficienti termini di paragone per dare un valore agli immobili di tutte e 26 le categorie. A maggior ragione se i dati da prendere in considerazione sono quelli tra il 2011 e il 2013, quando le compravendite hanno registrato un brusco rallentamento fuori dalle grandi città e anche in qualche centro urbano. Un vero e proprio grattacapo per le commissioni censuarie, che senza adottare particolari accorgimenti potrebbero incappare in errori grossolani, provocando squilibri inaccettabili.

▼ Prosegui lettura ▼

Ecco perché, fra difficoltà già note e difficoltà tutte da venire, la riforma del Catasto potrà arrivare in porto anche ben oltre il 2019. Stando all’Agenzia delle Entrate, il campionamento e le stime potranno partire dal luglio 2015 in non più di 60 Province su 100, con le altre attese entro il luglio 2016. La tabella di marcia prevede poi il completamento delle funzioni statistiche non prima del giugno 2018, mentre le stime dirette arriveranno non prima del giugno 2019. Sembra allora un’utopia che a fine 2019 possa essere determinata la base imponibile, così da applicare il Catasto riformato dal 2020.

Share
This entry was posted in Legislazione e Tasse, Rendita Catastale and tagged , , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>