Aggiornamento 03/02/2011 : Approvato il Federalismo municipale: Sblocco addizionale Irpef e Cedolare Secca sugli affitti dal 2011, Imu al posto dell’Ici dal 2014
Aggiornamento 12/01/2011 : Cedolare Secca: adesso si parla del 23% – Tutte le novità allo studio di Calderoli
Aggiornamenti 11/12/2010 : La cedolare secca solo dal 2014 – Dal 1 gennaio 2011 riservata ai contratti di locazione concordata nei comuni ad alta densità abitativa. A rivelarlo Attilio Bufera, Direttore dell’Agenzia delle Entrate, durante un’audizione alla Commissione Finanza e Tesoro del Senato. La nuova bozza di decreto presentata da Bufera prevede l’introduzione della cedolare secca a partire dal 1 gennaio 2011, ma applicabile esclusivamente ai contratti stipulati nei Comuni ad alta densità e a canone concordato, con durata di almeno 3 anni con proroga di due. Dal 1° gennaio 2014, invece, si estenderà a tutte le locazioni di immobili ad uso abitativo.
Le difficoltà dell’attuale governo e ristrettezze di bilancio impediranno l’introduzione, a partire dal gennaio 2011, della cedolare secca al 20% sul reddito degli affitti immobiliari. Secondo i tecnici del governo, almeno nell’immediato, ci sarebbero problemi di copertura di bilancio. E lo stesso cammino del decreto, presentato dal governo al Parlamento senza l’accordo coi sindaci, va sempre più trasformandosi in un complicato percorso a ostacoli.
Cherchi (Anci): I Comuni perderebbero entrate consistenti – La analisi compiuta dal Servizio Studi della Camera sulle ripercussioni economiche per i Comuni conseguenti alla introduzione della cosiddetta ‘cedolare secca’ sugli affitti, non fanno che confermare quanto da tempo sia la Associazione dei Comuni Italiani (ANCI) che la Fondazione Ifel vanno dicendo”. E’ quanto afferma Salvatore Cherchi, Responsabile Finanza Locale ANCI, secondo il quale la perdita di gettito per i Municipi (525 milioni nel 2011, 259 milioni nel 2012, 6 milioni nel 2013 e 246 milioni nel 2014), ”come rileva il centro studi della Camera, non riuscira’ ad essere compensata dalla presunta emersione del sommerso”. ”Oltretutto – spiega – proprio la questione del calcolo di questa presunta emersione rappresenta il cuore del problema; e’ infatti difficile immaginare che dall’emersione derivino maggiori entrate dell’ordine del 15% nel 2011, del 25% nel 2012 e del 35% nei due anni successivi”. ”Proprio per la aleatorieta’ di questa previsione – rileva Cherchi – come ANCI abbiamo chiesto la introduzione di una norma di tutela, per il periodo transitorio, in base alla quale ai comuni venga assicurato che le risorse di cui disporranno non potranno essere inferiori a quelle che riceveranno nel 2011. Per il momento questa norma di salvaguardia e’ prevista, ma unicamente per lo stesso 2011; ed e’ necessario che essa venga estesa anche agli anni successivi”.
Confedilizia: stralciare la cedolare secca dal decreto sul federalismo – La Confedilizia ha chiesto al Ministro Tremonti di valutare la possibilità di stralciare la parte dello schema di decreto legislativo sul federalismo municipale relativa alla cedolare secca sugli affitti, in modo da consentire a breve il varo definitivo della misura. “Anche nel caso in cui il decreto legislativo non venisse approvato dal Consiglio dei Ministri in via definitiva entro il 31 dicembre, nulla vieterebbe – rileva il Presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani – che la decorrenza dell’applicazione della cedolare secca potesse rimanere fissata all’anno 2011, essendo differito nel tempo il pagamento dell’imposta relativo a tale anno”.
Assoedilizia: A Milano nessun impatto – La cedolare secca per gli affitti, che il Governo si appresta a varare, avra’ impatto zero nella citta’ di Milano”. Lo afferma il presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia, Achille Colombo Clerici. “La cedolare secca, spiega Colombo Clerici, “gia’ non era prevista per la gran parte delle locazioni in essere nella nostra citta’. Ora, rinviare al 2014, salve proroghe e modifiche, l’applicazione della normativa per i contratti liberi equivale a vanificarne totalmente l’effetto”.
La misura, si spiega da Assoedilizia, “nella forma che sta assumendo in questi ultimi giorni, si dovrebbe applicare solo ai contratti di locazione abitativa agevolati stipulati dalle persone fisiche: esclusi quindi i contratti abitativi liberi, quelli ad uso diverso, come negozi, uffici e studi professionali, e quelli stipulati dalle persone giuridiche”.
Per Colombo Clerici, “ancora una volta i conti economici dell’intero Paese con la proverbiale ‘media di Trilussa’ penalizzano fortemente la nostra citta’. Il provvedimento della cedolare secca, se poteva avere un qualche significato, era nel senso originario secondo lo schema di legge dell’agosto scorso. Il Governo abbia dunque il coraggio e la responsabilita’ di portarlo a termine con coerenza”.
Unione Inquilini: La cedolare secca è incostituzionale a avvantaggia i ricchi – Dicono da Ui: “La cedolare secca sugli affitti presenta evidenti profili di incostituzionalità: contraddice il principio della progressività dell’imposta rispetto al reddito, discrimina perché introduce, a parità di reddito, una ingiustificata disparità di trattamento a favore dei proprietari di immobili rispetto a chi ha redditi da lavoro o autonomi e, conseguentemente, scarica sugli altri contribuenti una maggiore esposizione fiscale”.
“Anche nel campo dei proprietari, avvantaggerà di più coloro che hanno redditi più alti, coloro che praticano affitti speculativi o possiedono un numero alto di alloggi, mentre un piccolo proprietario con un reddito fino a 50.000 euro o ci rimette o non riceve alcun beneficio. Come dimostrano gli studi sull’impatto della norma, divisi tutti i contribuenti in base al reddito in 10 decili, i più ricchi, quelli dell’ultimo decile, avranno un beneficio 10 volte superiore rispetto a coloro sotto la mediana”.
Mario Sensini, dalle colonne del Corriere della Sera, spiega come a tenere in scacco la cedolare secca al 20% siano i problemi di bilancio: alcune stime parlano di un gettito che negli anni potrebbe dimezzarsi e diminuire drasticamente.
Per la cedolare secca sugli affitti le possibilità di essere introdotta nel 2011 sono quindi ridotte al lumicino, sebbene i tempi tecnici ancora ci siano. Ciò che manca è il margine di manovra nei conti pubblici e la piena condivisione con gli enti locali, stabilità di governo a parte. Nel 2011, secondo i tecnici del servizio Bilancio della Camera, l’applicazione dell’aliquota del 20% ai redditi delle locazioni immobiliari comporterebbe un minor gettito netto di 525 milioni di euro. Ammanchi che andrebbero a pesare sui bilanci comunali e che, solo in teoria, dovrebbero trovare una compensazione tramite altri tributi, come quelli propri dei Comuni (l’Imu, l’imposta municipale unica, per la quale deve ancora essere fissata l’aliquota di riferimento) o i fondi perequativi, che peraltro non sono stati ancora messi a punto, o che scatteranno solo in un secondo momento.
E benché i tecnici della Camera, d’accordo con quelli del governo, diano per scontata una certa emersione di affitti in nero, i conti non tornano. Un maggior impegno nella lotta agli affitti in nero da parte dei sindaci, che incasseranno la nuova tassa, è scontato. Ma è tutto da vedere se poi il recupero del sommerso possa effettivamente essere contabilizzato a copertura del minor gettito della cedolare secca.
La tassazione degli affitti con l’aliquota Irpef marginale, come avviene con il sistema attuale, garantisce ogni anno un gettito di 3,6 miliardi di euro. La cedolare del 20% porterebbe entrate per 2,6 miliardi, che salirebbero a 3 miliardi scontando l’emersione di 440 milioni di tasse sugli affitti che oggi vengono evase. Nel 2012, secondo anno di applicazione, ci sarebbe una maggior emersione e il minor gettito si dimezzerebbe a 250 milioni di euro. I conti si pareggerebbero nel 2013, ma solo per quell’anno. Dal 2014 ci sarebbe un minor gettito strutturale di 250 milioni, ma questo sbilancio potrebbe essere coperto dal maggior gettito dell’Imu, che scatterà appunto dal 2014, stimato in circa 500 milioni di euro rispetto a quello oggi garantito dalle tasse che saranno accorpate nel nuovo tributo.
In sostanza, l’introduzione del nuovo regime fiscale sugli affitti è legata a doppio filo con l’avvio o meno dei provvedimenti in materia di federalismo fiscale. Ma il decreto sull’autonomia impositiva delle Regioni sembra annaspare nelle stesse difficoltà fin qui enumerate. Ad esempio, sull’ipotesi che i Governatori possano alzare le addizionali Irpef fino al 3 per mille manca ancora l’intesa della Conferenza Stato-Regioni, con i Governatori attualmente sul piede di guerra.
In settimana ci sarà l’ultimo tentativo di trovare un accordo, ma le posizioni sono ancora molto distanti. Che l’intesa possa arrivare davvero, anche all’ultimo minuto, è un’eventualità oggettivamente difficile, e l’impressione è che il governo non sia più nelle condizioni di forzare la mano (come fatto in passato con il decreto sul fisco dei comuni) trasmettendolo ugualmente al Parlamento.
Aritcoli correlati: Affitti: Tutto quello che c’è da sapere sulla cedolare secca al 20%






NON BISOGNA TRASCURARE L’IMPATTO SULL’EDILIZIA DI UNA TASSAZZIONE COSI’ BASSA . CI SAREBBE UN AUMENTO VERTIGINOSO DEGLI INVESTIMENTI SUGLI IMMOBILI RESIDENZIALI CHE ORA SONO COMPLETAM BLOCCATI.
CI SAREBBE UN IMMEDIATO RILANCIO DELL’ EDILIZIA CHE E’ IL MOTORE DELLA ECONOMIA. NEL MOMENTO DI CRISI PROFONDA DI OGGI SAREBBE OSSIGENO PURO !
CI SONO NOVITA SULLA CEDOLARE SECCA AL 20% ?
Al momento no..
Fantastico!! Fa bene chi affitta in nero!!